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LOOK AT ME

Wunderkammer, via Giulia, Spello. Gli oggetti “trovati” da Altieri con indosso una pelle nuova fatta di coloratissimo peluche subiscono una metamorfosi che cambia profondamente il loro significato.
Recensione di

Gianni Caverni

Cambiare pelle. Lo fanno i serpenti che si vuole simboli delle tentazioni, e mi dice chi se ne intende che anche noi umani, anche se con meno evidenza, la cambiamo, e non solo in senso metaforico. I bruchi poi, lo sappiamo, più che cambiare pelle cambiano proprio stato, diventando leggiadre farfalle. Ercole e Giovanni Battista incuranti delle critiche della Bardot e di Marina Ripa di Meana indossavano pelli di animali. Insomma la pelle è importante, e cambiare pelle non è davvero cosa da poco. Pasquale Altieri, artista viterbese, lo sa così bene che proprio sul tema del cambiamento di “pelle” basa, da qualche anno, il suo lavoro.
Gli oggetti “trovati” da Altieri con indosso una pelle nuova fatta di coloratissimo peluche subiscono una metamorfosi che cambia profondamente il loro significato: una Vespa ed una Lambretta pelose e rosa shocking non sono più degli scooter, come un tutore ortopedico o una libreria diventano anche qualcos’altro il cui valore semantico si fa più sfuggente e complicato. La piccola finestra di “Wunderkammer” attraverso la quale si possono vedere, stando in via Giulia, a Spello, le “opere installate in privata abitazione”, ha accolto fino al 17 marzo un lavoro appositamente realizzato da Pasquale Altieri. Il titolo è “Look at me (guardami)”, in realtà chi si vedeva guardando attraverso l’inferriata ed il vetro eravamo noi stessi riflessi in uno specchio. A questo punto però assumeva importanza l’inferriata dietro la quale ci vedevamo in cattività. Ma questa prigionia, già comunque simbolica, si stempera, ma insieme si sottolinea, grazie alla “pelle” improbabile delle grate di questa nostra “cella”: peluche, appunto, color lacca di garanza.


Recensione di Gianni Caverni



 


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