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La Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Ateneo di Roma "Tor Vergata" ospita alcune opere degli artisti Altieri, Barillà e Tundo. Presentazione venerdì 6 guigno ore 11.00.

La Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma "Tor Vergata", in collaborazione con il Decimo Municipio e con il Ministero dei Beni Culturali - Soprintendenza Archeologica, si è proposta di organizzare una serie di esposizioni d'arte dedicate alle giovani forze con l'intento di avvicinare la ricerca estetica ai luoghi della vita quotidiana. Ne è un esito il percorso artistico allestito negli ambienti della Facoltà di Lettere e Filosofia (via Columbia, 1) visitabile dalle ore 8.00 alle ore 20.00 fino alla fine di maggio. Si osservano gli interventi realizzati da tre artisti: Pasquale Altieri, Pino Barillà, Stella Tundo. In modo diverso le loro opere interagiscono con gli spazi in cui si svolge l'attività di studenti e docenti, provando a sollecitare la sensibilità di ognuno. Una presentazione di questa iniziativa si terrà venerdì 6 giugno alle ore 11.00 in Facoltà con il Preside prof. Franco Salvatori, il Presidente del Decimo Municipio dott. Sandro Medici, il Consigliere municipale del Decimo Municipio dott. Rocco Stelitano

Una breve introduzione agli interventi degli artisti.
Altieri con Rosadeiventi colloca quel che lui chiama "un verbo-segno compresso in unità cromatica" su uno dei pilastri dell'ingresso principale dell'edificio nel quale si tengono le lezioni. Sia il materiale morbido che il colore vivace utilizzati contrastano con l'estetica della costruzione, generando una dialettica che sembra voler dare spazio a una più tenera condizione esistenziale, anche liberamente ironica. Egli parla di questo suo intervento come di "atto di partecipazione, momento di contatto e di dialogo".
Entrando poi nell'edificio, nell'ampio ambiente per il quale di continuo distrattamente si passa, incontriamo un organismo plastico scuro e allungato che colpisce l'occhio, un'opera di Barillà. Dal titolo di Estetiche mutanti essa non sembra ricevere per la verità migliore luce: un gigantesco chiodo? Un osso? O addirittura - verrebbe da pensare in questi giorni - un cannone? Niente di tutto ciò, soprattutto niente di preciso. E' una forma che ha la sua fonte d'origine in quella ibridazione tra meccanico e organico - vegetale a cui Marcel Duchamp per primo cominciò a dare vita negli anni Dieci del Novecento. La scultura è stata realizzata in modo percettivamente attraente, ricoprendo di una morbida vernice gli avvolgimenti dello spago, così da creare una sorta di rugosità: la rugosità di un corpo che "piantato" in terra si proietta obliquo nello spazio con la flessibilità intuibile di un vegetale. Uno stelo, ma appunto "meccanico". L'esito è di suggestiva enigmaticità, ma il fulcro espressivo dell'opera risiede nel suo attraversare lo spazio, nella rielaborazione che essa genera del nostro rapporto con l'ambiente, anche subliminalmente.
La Tundo ha scelto di utilizzare soprattutto lo spazio più aereo e trasparente tra gli interni della Facoltà, il ponte che collega l'edificio degli studi a quello delle lezioni, ma ha disposto opere anche negli ambienti che vi danno accesso. Sia con sculture che con pannelli appesi alle vetrate del ponte, sui quali compone foglie secche, cuciture, interventi gestuali con la gommalacca, l'artista ci parla della natura e dell'esistenza organica che scorre nel ciclo vita-morte. Ella dice: "Al centro della mia riflessione è la Natura, animisticamente intesa come luogo della vita e dell'energia, come spazio infinito e ampio e come campo di indagine. La sua immagine affiora nei materiali usati, ricordi, o meglio reperti, che costruiscono uno spazio su superfici sensibili, schermi, veli neri, drappi funebri: le foglie bianche, nere o secche su acetato acquisiscono il valore formale di una lapide. Il ciclo presentato, Il sudario della Terra, è un atto dovuto a tutto ciò che si sta estinguendo attorno a noi, che giorno per giorno sparisce, si spegne in silenzio
".

 



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