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 VEDERE IL MONDO ATTRAVERSO LE COSE, VEDERE ATTRAVERSO IL MONDO DELLE COSE          di Marcel


   Che succederà quando l'opera d'arte sarà concepita per lo spazio elettronico e perderà il suo statuto oggettivo? Forse i nostri musei diventeranno delle languide rimesse in cui i reperti del fare umano acquisteranno il sapore di bizzarre tracce della civiltà materiale.
Il ciarpame proteiforme sarà relegato nei luoghi della memoria in cui gli è ancora permesso di dialogare sulla propria obsolescenza con un canuto pubblico traghettato nel nuovo millennio. L'arte sarà così: luminescente e fluttuante nello spazio condiviso della rete, su cui tutti si affacceranno con il naso immerso nella luce bluastra di uno schermo sempre più grande, sempre più piatto. Eppure nella stanza delle cose non rimarrà fuori niente perché là sarà tutto il mondo, rappresentato dall'artificio, ammassato nella sua varietà. In quel ripostiglio dimenticato scorgeremo i brani della creatività, i risultati del calcolo e della riflessione, le prove dell'ossessione e della vaghezza distratta dalle passioni. Oggetti allineati e classificati per genere, forma, epoca lasceranno in sospeso il passo del visitatore sull'avvenire una volta frantumata la rigida sequenza nell'arbitrio della cronaca. Questo insieme di cose silenti, immutate e meravigliose brillerà da uno spioncino sulla nostra curiosità, nella profondità fisica di una grotta, nell'infinita vastità di una stanza di cui percepiremo i confini ma di cui non comprenderemo mai l'effettiva capienza: è la
Wunderkammer. Questo è il luogo dove s'accamperanno i prodigi, le meraviglie che, proprio in virtù della loro separatezza dal resto del mondo, saranno i campioni di altre realtà di cui conserveranno proprietà e natura. L'antro del Mostro ci riserverà sempre lo stupore della scoperta perché è lì che proveremo il nostro impertinente voyeurisme . Allorquando tutto sarà palese, rivelato ed accessibile a portata di sguardo, la camera delle meraviglie rimarrà l'unica soglia da varcare per poter toccare le superfici di corpi solidi e pesanti che, una volta illuminati, getteranno l'ombra chimerica del dubbio e offriranno i loro profili inquietanti ad occhi persi nell'incertezza. Ritornerà il mito della caverna e tenteremo di svelare l'arcano sistema che regola le relazioni tra le cose, azzardando definizioni, inventando neologismi per ri-nominarle. La buffa scala di qualità e generi, di ruoli e di misure, una volta messa a soqquadro, risulterebbe essere pericolante ed instabile, l'ostacolo del disorientamento, indebolito dalla tassonomia, tornerebbe ad essere ostile e sconcertante una volta mostrato il suo schema incognito: l'ornitorinco. è nella natura dell'arte fare della soluzione un enigma? Chissà, forse proprio questo enigma è la caratteristica dell'arte che nella sua naturale ambiguità rifonda il senso delle cose indicando alla conoscenza dei percorsi inediti. Attraverso il portale della Wunderkammer romana, nel Vicolo della Cancelleria, si possono scorgere delle cose desuete, seguendo l' esempio dell'omonimo spazio di Spello (PG). Così per evitare qualsiasi spettacolarizzazione si è scelto un luogo interdetto al transito, praticabile solamente dallo sguardo di chi sbircia attraverso il vetro, uno spazio interno che si pone di fronte alla nostra interiorità come se di questa fosse il riflesso. Lo spettatore diventa in questo modo motore primo e fine ultimo di questo meccanismo visivo che introduce ed esclude nello stesso tempo. Roma, che accoglie da sempre nel suo ventre cose mirabili, sarà simultaneamente il palcoscenico del gigantismo monumentale e la cripta dell'arcano, indossando la sua duplice veste di madre e concubina, di luminosa aula e di sinistro meandro. La Wunderkammer si mostra attraverso la finestra su un vano relativamente capiente che fa dell'artificio, chiuso nelle antiche mura della Città Eterna, il frutto di un ritrovato empirismo ridestando il fascino del paradosso ottico. In questo assurdo ricovero le testimonianze dell'attività fabbrile dell'uomo diventano cose parlanti nel delirio del mondo contemporaneo, un mondo abituato ad ignorarle come se si trattasse d'inutili ingombri.

 

La superficie sembra essere il luogo d'incontro del corpo plastico e dell'occhio dell'osservatore, in realtà non è così: Pasquale Altieri ricopre con una pelle cromatica oggetti noti ed assemblaggi dando nuova essenza oggettiva ad un'impalcatura morfologicamente nota. Come in un famoso gioco surrealista, tra l'esterno ed l'interno dell'opera di Altieri, decade ogni continuità funzionale, il rivestimento non occulta ma sospende, decotestualizza le parti dal tutto, sottolinea la rigidità di un supporto a noi familiare e isola quel segmento ri - nominando la cosa.

In un mondo di cose, abitualmente anonime e schiave dell'uso e dell'usura,
Gino Casavecchia
decanta alcune di esse isolandole in una atmosfera di sogno. L'artista romano si accorge della potenzialità evocativa delle forme e non si dimentica della loro tipicità, per questa ragione: una catena illusionisticamente levitante mette in crisi la pesantezza del metallo, una chiusura lampo sovaradimensionata suggerisce l'ermetica occlusione di una custodia gigante e una piccola panchina dalle lunghe gambe filiformi emerge dalla ghiaia come un seggio fatato.

La pelle, la scorza, la superficie, limite tra visibile e invisibile, ma anche parte connotativa dell'animale è messa a tappeto da
Franco Ottavianelli
in modo da farne un arredo crudo ed arcaico, un suolo di calpestio simile ad un bieco trofeo. Le foto del passaggio della gente su questo pavimento documentano un macabro rito consumato con indifferenza, il macabro rito dell'indifferenza che l'uomo moderno celebra nei confronti della natura.

Ancora superfici, smerigliate e lucenti, quelle dei dischi di
Gabriele Landi eValeria Tognoni, capaci di catturare la luce e di respingerla in un bicromo rincorrersi di campi compenetranti l'uno nell'alto. Questi giovani artisti adottano nelle loro opere una singolare paratassi materica per vivificare l'effetto luministico con un chiaro intento simbolico: se, infatti, colpisce l'eleganza delle linee, così gradevole all'occhio, parimenti rimane irrisolto l'enigma della forma, essa allude ad una strategia dal sapore esoterico che, pur nella sua declinazione ellittica, lascia intendere una dosatura significante.

Le opere della Wundercammer si dispongono in questa ex bottega di rigattiere, quasi ad indicare una sottile continuità tra ciò che viene recuperato dall'ordinario e ciò che viene promosso dall'artista ad un ruolo straordinario. In quell' ambito gli artisti si confrontano come se volessero invertire quel processo di decontestualizzazione capace di rifondare il significato degli oggetti. In Vicolo della Cancelleria, infatti, la galleria d'arte viene qualificata come tale dagli oggetti in essa contenuti e non viceversa. Questa operazione, s'oppone a qualsiasi idea di spazio istituzionale qualificante e ribadisce la centralità dell'opera quale base strutturale per un rapporto dialettico con il pubblico. L'incontro casuale è una coincidenza di opera e spettatore spinto da una curiosità incorrotta da qualsivoglia induzione pregressa. La Wundercammer cerca nell'accidentalità un coinvolgimento spontaneo.
Nella separatezza della scatola magica, la
Wundercammer , riflette un desiderio di intimità, questo concentrato di momenti visivi è una serra dove sbocciano suggestioni e scoperte.

TESTI CRITICI :    Frammento sulla superficie  |   La trappola della visione  | La rosa dei venti  |  L'arte seduta  |  Look at me  |  Ritrosia
 
                              Musica silente  |  Salotti  |  Strategie del voto  |  Vedere il mondo attraverso le cose